Psicoterapia - Psicoanalisi

Letture

L’enigma della femminilità

Una traccia di riflessione intorno alla femminilità, alla parola e al desiderio nella prospettiva psicoanalitica.

L’enigma della femminilità

Un tema che ha diritto, come pochi altri, al vostro interesse.

S. Freud

La psicanalisi si preoccupa di descrivere non ciò che la donna è, ma di indagare il modo in cui essa diventa tale, il modo in cui dalla bambina, che ha disposizione bisessuale, si sviluppa la donna.

Rispetto al maschio questo passaggio è più complicato, poiché comprende due compiti in più. La svolta verso la femminilità prevede un cambiamento della zona erogena e prevede anche un cambiamento del primo oggetto d’amore.

Il primo oggetto amoroso del maschio è la madre e rimane tale per tutta la vita.

Anche per la bambina il primo oggetto è la madre ma, nella situazione edipica è invece il padre che diventa per la bambina l'oggetto amoroso.

Dunque con il passare del tempo la bambina deve cambiare zona erogena e oggetto d’amore, mentre il maschio li mantiene entrambi.

Ma come avviene tutto questo, come inizia e come si conclude?

Freud spiega e centra la teoria della femminilità sull’invidia del pene, con grandi conseguenze di sofferenza e devastazione.

La lettura e lo studio dell’Opera di Freud ci porta a considerare e rintracciare il distacco dall’attaccamento alla madre nel complesso di evirazione.

La bambina ritiene la madre responsabile della sua mancanza del pene e non le perdona questo svantaggio, anche per tutto il corso della vita.

Questo complesso di evirazione nella bambina è messo in moto, come nel maschietto, dalla vista dell'altro genitale.

La bambina nota la differenza e si rende subito conto del suo significato, si sente gravemente danneggiata e cade in balia dell'invidia del pene che non sarà superata senza un grave dispendio psichico lasciando tracce incancellabili nel suo sviluppo e nella formazione del suo carattere, mantenendo il desiderio di avere qualcosa di simile sin all’età adulta.

Sappiamo bene che mentre nel bambino il complesso di evirazione distrugge il complesso di Edipo nella bambina assolutamente il contrario, il complesso di evirazione prepara al complesso di Edipo.

La scoperta della propria evirazione è un punto di svolta nello sviluppo della bambina. Da essa si dipartono, come ci spiega Freud, tre indirizzi evolutivi:

Il primo porta all'inibizione sessuale o alla nevrosi; il secondo a un cambiamento del carattere nel senso di un complesso di mascolinità e l'ultimo alla femminilità normale.

Inoltre Freud spiega bene che nell'identificazione della donna con sua madre è possibile distinguere due livelli: quello preedipico, basato sul tenero attaccamento alla madre che prende questa come modello, e quello successivo, risultante da un complesso edipico, che vuole eliminare la madre e mettersi al suo posto presso il padre.

La fase di attaccamento preedipico è quella decisiva per il futuro della donna; si prepara la lenta maturazione di quelle qualità che le consentiranno più tardi di essere all'altezza del suo ruolo nella funzione sessuale e di far fronte ai compiti sociali.

La fase preedipica femminile diventa così centrale nello sviluppo e nella comprensione delle nevrosi e dei sintomi al femminile.

Freud si rende conto che la fase preedipica femminile è la fase di esclusivo attaccamento alla madre, questo attaccamento preedipico è caduto in una profonda rimozione difficile da rintracciare, da qui la difficoltà nell’analisi di donne già in qualche modo esplicitata da Freud.

L’enigma della femminilità in Freud viene in parte risolto col puntare l’accento sulla fase preedipica ma rimane comunque puntata l’attenzione sulla difficoltà della centralità del fallo freudiano questione che è stata rivista e tratta da Lacan.

Il fallo freudiano non è il pene paterno ma è ciò che alla madre manca, si tratta di un fallo immaginario.

La scoperta dell’evirazione della madre porta il bambino\a ridefinisce il loro rapporto. La madre edipica è dotata di fallo mentre la scoperta della mancanza materna introduce il padre come colui che castra.

“Freud ci sottolinea il caso in cui, nella misura in cui si identifica con la madre, il bambino, avendo adottato questa posizione al contempo significativa e promettente, ne teme le conseguenze, e cioè, se è un maschietto, la privazione del suo organo virile.”

“L’esperienza analitica ci prova che il padre in quanto priva la madre dell’oggetto del suo desiderio, cioè l’oggetto fallico, ha un ruolo del tutto essenziale…. in ogni nevrosi, e in tutto il corso, anche il più agevole e normale, del complesso di Edipo.

Lacan nel seminario V, rispetto al fallo della madre, parla di privazione.

Il padre priva la madre di qualcosa che comunque lei non ha, se non nella misura in cui il fallo viene simbolizzato dal bambino. Il bambino ad un certo punto deve accettare la privazione della madre, deve simbolizzare una privazione di cui la stessa madre risulta essere l’oggetto. Il bambino questa posizione o l’accetta o la rifiuta non ha altre possibilità, in ogni caso la vivrà e ciò determinerà il declino dell’Edipo il suo risultato, sostiene Lacan, è l’identificazione del bambino con il padre.

Se il bambino non accetta la privazione del fallo operata dal padre sulla madre, mantiene, dice Lacan una certa identificazione con l’oggetto della madre, si svilupperà così un certo grado di fobia, nevrosi o di perversione. Se il bambino non accetta la privazione da parte del padre alla madre dell’oggetto del suo desiderio, in qualche modo mantiene la sua identificazione con il fallo, col fallo della madre.

“A questo livello la questione che si pone è - essere o non essere, to be or not to be il fallo”.

E’ proprio dal complesso di castrazione che si determina il diventare uomo per il maschietto e diventare donna per la femminuccia.

Dunque con parole di Lacan il soggetto: “accetta o non accetta, e nella misura in cui non accetta, ne consegue per il soggetto, uomo o donna che sia, di essere il fallo”.

Quando Lacan parla di essere il fallo il soggetto regredisce alla fase preedipica e manifesta un grado più o meno nevrotico o perverso dunque il soggetto mantiene di più un’identificazione col fallo della madre, quando si parla di avere il fallo avviene la prima maturazione del bambino verso l’uomo e della bambina verso la donna.

Detto tutto questo e ripuntando la questione della bambina e dell’attaccamento preedipico, considerando le difficoltà durante la pratica analitica delle donne, va tenuto in considerazione il desiderio in quanto sottomesso al desiderio dell’altro, il soggetto deve assolutamente sapere, per orientare il proprio desiderio, dov’è orientato il desiderio della madre.

Le difficoltà nel considerare e trattare il desiderio femminile ci riportano a considerare il desiderio come un fenomeno soggettivo e legato alla questione della castrazione.

“Nell’esperienza il desiderio si presenta in primo luogo come un disturbo. Esso turba la percezione dell’oggetto. Come ci dimostrano le maledizioni dei poeti e dei moralisti, questo oggetto esso lo degrada, lo disordina, lo svilisce, in tutti i casi lo fa vacillare, talvolta arrivando addirittura a dissolvere colui che lo percepisce, vale a dire il soggetto.”

Dal desiderio ci si difende, i lapus, i sogni, gli atti mancati metto in mettono in gioco il desiderio e come oggetti dell’esperienza psicoanalitica portano il soggetto in analisi verso la sua verità, riportando il soggetto all’attaccamento preedipico intorno al quale si articola il desiderio infantile, sia per Freud sia per Lacan la centralità sta nel destino del fallo materno.

C. Santagati

Note

  1. J.Lacan, Il seminario, libro V, Le formazioni dell’inconscio 1957-1958, cit., p.186
  2. Ib, p.188
  3. Ib, p.189
  4. J.Lacan, Il Seminario, libro VI, Il desiderio e l asua interpretazion, 1958-1959, Einaudi, p.396,397
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